lunedì 25 febbraio 2013

UNA DOMENICA A VILLA QUARANTA PARK HOTEL

Qualche tempo fa, una cara coppia di nostri amici, che in procinto di veder nascere il loro primo figlio, non sono potuti venire al nostro matrimonio, ci hanno gentilmente regalato un voucher per l'entrata giornaliera al centro benessere del Villa Quaranta Park Hotel.
Ebbene finalmente siamo riusciti ad utilizzarlo... e vi dico che siamo stati veramente entusiasti e contenti di questo dono.
Siamo partiti di domenica, nel primo pomeriggio, poco dopo un leggero e salutare pranzo, giusto per restare in tema con il resto della giornata. Il paese di Pescantina dista da casa nostra quasi quaranta minuti d'auto.
Lasciamo l'auto nel curato parcheggio e seguiamo le indicazioni che ci conducono alla nuova area dedicata al centro termale, se volete potete anche entrare nella hall dell'hotel a quattro stelle per dare un'occhiata, noi ci siamo andati e siamo rimasti sorpresi nel scoprirla ricca ed elegante.
 
Veduta del complesso - foto dal web
 
Alla reception del centro benessere due gentili e sorridenti ragazze ci accolgono e si rendono subito a disposizione per soddisfare le nostre esigenze. Il voucher regalatoci prevedeva un entrata giornaliera per due alla zona piscine, la zona termale e la zona fitness...io purtroppo, per ovvi motivi di gravidanza, non posso usufruire della zona fitness e soprattuto della zona termale, e quindi corverto il tutto con un bel massaggio pensato proprio per le mamme in dolce attesa, mantenendo l'ingresso per le piscine.
Ci viene consegnato un kit comprensivo di accapatoio e telo di spugna, una specie di orologino che ci consente di vagare liberi tra le varie zone, e una chiave per una piccola cassetta di sicurezza, lasciando una piccola cauzione si può avere anche un lucchetto per gli armadietti degli spogliatoi.

Decidiamo di concerderci d'apprima un bagnetto in piscina, in attesa che arrivino le 15:00, ora in cui ho prenotato il mio massaggio...che non vedo l'ora di fare.
Qui 1000 mq sono destinati al mondo dell'acqua, divisi tra piscine interne ed esterne.
La zona è piacevolmente riscaldata, umida e avvolgente, i rumori attutiti dal sottofondo dell'acqua che sgorga. Al centro una grande piscina a forma di quadrifoglio, scegliamo questa per cominciare e scopriamo che ogni foglia ha i suoi segreti!
Ci dedichiamo al percorso con l'idromassaggio per accarezzare le piante dei nostri piedi, e le gambe, per poi passare ai getti d'acqua che lasciano piacevolmente cadere sulle spalle e sul collo una ristoratrice cascata e mentre io mi concedo una breve nuotatina tra le calde acque termali, naturalmente arrichite da sodio, cloro, calcio e magnesio, Marco si tuffa nella piscina da 25 metri per un po' di nuoto, quì l'acqua invece non è riscaldata!
Voglio provare anche la piccola piscina d'acqua salata con in lettini effervescenti, e mi lascio coccolare dalle mille bolle d'aria e dai colori della cromoterapia, chiudendo gli occhi godendo di questa tranquilla e rilassata beatitudine.
Piccola sosta per riprenderci sui comodi lettini in teak, avvolti nei nostri morbidi accapatoi.


Il grande quadrifoglio - foto dal web
 



Piscina con lettini effervescenti - foto dal web


 

 
L'area relax - foto dal web

 
Poi arrivano le 15:00, e mentre Marco entra nell'area delle saune termali io vengo fatta accomodare in una stanza accogliente e profumata del centro estetico, per il mio tanto desiderato massaggio.
Mi distendo pigramente su di un lettino, con un birichino materassino ad acqua che mi culla come se fossi alla deriva sulle onde del mare, ogni mio piccolo movimento corrisponde ad un'onda è una sensazione deliziosa.
La gentile e cordiale assistente mi invita a scegliere, tra una varietà di immagini, quella che più mi emoziona, io opto per un rovente tramonto in un luogo lontano, forse una savana....bene questa mia scelta corrisponde alla necessità di un totale relax! Mai verdetto fu più azzeccato.
Ovviamente essendo un percorso emozionale e sensoriale anche l'olfatto viene sollecitato, e così tra varie fraganze che mi vengono fatte annusare, alternate dal profumo intenso dei chicchi del caffè che servono a pulire l'olfatto, scelgo una fresca e avvolgente essenza agli agrumi, che non verrà mescolata all'olio per il massaggio, poichè essendo in dolce attesa è meglio evitare, ma spruzzata nell'aria durante tutta la durata del trattamento...una favola.
Poi le luci vengono abbassate ulteriormente e rimane solo la fiamma delle tante candele disposte ovunque e la luce soffusa di una lampada che cambia colore regolarmente, per regalare il beneficio della cromoterapia.
I cinquanta minuti passano lenti e dolcemente, mentre le mani esperte dell'assistente accarezzano il mio corpo con movimenti delicati e attenti, lievi sfioramenti, morbide carezze, impacchi con asciugamani caldi attorno al collo e sulle mani e piedi, mentre io vengo cullata dal molle materassino ad acqua, è una coccola infinita, una beatitudine unica, un regalo e un lusso che ogni tanto è bene concedersi.
Finito il tutto ringrazio per l'attenzione e la professionalità, i complimenti sono dovuti, e mentre la ragazza esce e mi saluta a bassa voce io rimango ancora un paio di minuti distesa, cercando di capire quali siano le sensazioni del mio corpo. Leggerezza, rilassamento e un senso di benessere che mi pervade, ecco quello che sento.




Raggiungo Marco, non prima di essermi sorseggiata con calma e tranquillità un tisana calda al tavolino di un piccolo salottino.
Lo trovo nella zona relax delle saune, contento e rilassato e mi faccio spiegare cosa mi sono persa.
L'umidità tipica del bagno turco, il caldo secco della sauna finlandese, le docce emozionali tra colori e temperature varie per risvegliare i sensi, il percorso kneipp per riattivare la circolazione, e la grotta di neve per tonificare il tutto....cavoli tutta queste cose!!
Ci accomodiamo pigramente sui lettini della zona relax, godendoci insieme un'altra tisana e chiaccherando un po', sottovoce per non disturbare.
Ci concediamo anche un riposino nella zona riservata ai lettini ad acqua, una stanza scarsamente illuminata in cui su una decina di giacigli sono rannichiati altri clienti, ne troviamo due di liberi e ci buttiamo sul comodo e dondoloso materasso ad acqua, che ci culla e ci porta direttamente nel mondo dei sogni!

 
                              
                                                                         Percorso kneipp - foto dal web      
                                                  
 


Lettini effervescenti - foto dal web


Usciamo dal centro che è già sera, con una gran fame e un beato senso di pace. Volendo si può consumare un leggero spuntino al bar ma noi optiamo per qualcosa di più sostanzioso e decidiamo di fermarci in qualche localino sulla strada del ritorno.
E' stata una domenica alternativa sicuramente, che ci ha rigenerato e ricaricato per affrontare al meglio la settimana che verrà, un pomeriggio di pace e di tranquillità in cui è stato bello farsi coccolare con un dolce massaggio, farsi cullare dalle onde delle acque termali e per Marco anche riattivare dai benefici vapori della zona termale....un grazie di cuore ai nostri cari amici, un regalo azzeccatissimo!

Vi lascio l'indirizzo web di Villa Quaranta Park Hotel, nel caso venisse anche a voi voglia di staccare la spina:

http://www.villaquaranta.com/
 
 

 

 


lunedì 14 gennaio 2013

9' GIORNO - MONUMENT VALLEY


18 agosto 2011. Oggi è un giorno emozianante, il giorno forse più importante di questo lungo viaggio, il giorno in cui entreremo in contatto con il vero far-west, il giorno della mitica e famosissima Monument Valley. 
Dovremmo percorrere circa 250 km, questo perchè per arrivare in hotel dovremo tornare in dietro in direzione di Kayenta, è stato proprio difficile trovare una sistemazione per tutti in questi posti, le strutture non sono così numerose. Questo il nostro percorso di oggi.
Come ogni mattina ci ritroviamo per la colazione, e mentre noi signore una volta finito usciamo a prendere una boccata d'aria con i ragazzi, gli uomini rimangono dentro per pagare il conto e in fila fanno conoscienza con una coppia di ragazzi italiani, i quali suggeriscono di non perderci la visione dell' Horseshoe Bend, il famoso ferro di cavallo del Colorado. Non era nei nostri programmi ma decidiamo di fare una piccola deviazione.
Prendiamo la AZ 98-E e nell'arco di una quarto d'ora arriviamo nei dintorni di Horseshoe, fate attenzione però, perchè la deviazione non è ben segnalata ma vi accorgerete di essere arrivati a destinazione dalle numerose auto pargheggiate.



Guardiamo le poche persone che già stanno tornando nella speranza di capire quanto lunga e faticosa sia la strada per arrivare al punto panoramico, le facce e le espressioni che vediamo dipinte sui loro volti non sono molto incorraggianti. Un signore che parla inglese ci informa che è "very very hard!!" mentre si asciuga il sudore
Sono appena le 10 del mattino ma fa già un gran caldo.
Superiamo alla grande la ripida salita di sabbia rossa che si presenta davanti a noi e arrivati sulla sommità rimaniamo stupiti di fronte alla bellezza nascosta oltre questa collina.
Tortuosi sentieri di terra rossa si insinuano tra gli aridi e bassi cespugli secchi, in lontananza si intravedono i lineamenti del canyon e le sue vallate, sopra un cielo terso e azzurro, rischiarato da un sole luminoso e implacabile.



















La camminata tra sassi, buche e polvere che si posa sui nostri piedi, dura all'incirca venti minuti, a rendere il tutto difficile il caldo e l'afa oltre al terreno sconesso, ma tutta questa fatica viene pienamente ricompensata dalla magnifica visione che si gode una volta arrivati.
Quì il fiume Colorado fa un ansa spettacolare a forma di U, avvolgendo sinuosamente la roccia rossa, le acque tranquille e immobili del fiume regalano un'atmosfera di pace e immobilità. Certo riuscire a vedere il fondo del canyon dall'alto dello strapiombo fa un tantino paura e riempie le membra di adrenalina, ma le calde tonalità delle rocce e il blu/verde intenso del Colorado attraggono l'occhio e ti catturano come una calamita che ti trascina verso il basso, veramente emozionante.
I ragazzi italiani incontrati questa mattina avevano ragione, perderlo sarebbe stato un vero peccato!!




 
 
Proseguiamo il nostro viaggio, con l'obiettivo di raggiungere l'Antelepe cayon, il famoso canyon sotterraneo, in cui la luce del sole filtra attraverso gli squarci della roccia rossa e forma fantastici giochi di luce e di ombre. Sfortunatamente durante la nostra programmazione del viaggio non ci siamo sufficientemente documentati, e non sapevamo che le visite per questo sito devono essere prenotate anticipatamente o tramite un'agenzia che organizza i tour a Page....quindi non abbiamo potuto far altro che vedere la coda di auto in attesa di entrare, le jeep dei navajo che portavano i turisti a fare il loro indimenticabile tour, e ce ne siamo andati via con la coda tra le gambe e il rammarico di aver perso un'occasione che forse non si ripresenterà più...peccato!!
Ci rimettiamo in strada, ci attendono più di 190 km da percorrere ed è già quasi mezzogiorno.
Superata la cittadina di Kayenta, percorriamo la Highway 163, che ci condurrà direttamente all'entrata del parco, e già il panorama cambia e ci abitua lentamente a quello che ci ritroveremo a guardare tra non molto.
Intorno a noi, tra i pascoli selvaggi e arsi dal sole spuntano come funghi i famosi mesas, le tipiche formazioni rocciose del western, le diritte e massicce guglie con la sommità piatta, alla cui base si sono accumutati detriti portati dal vento e dall'erosione.
 


 

Lungo la strada sono numerose le colorate bancarelle in cui gli indiani navajo espongono le loro creazioni, souvenir da vendere ai turisti, fa impressione il contrasto della antica tradizione indiana esposta umilmente e i grossi suv parcheggiati difronte, gli indiani di oggi non sono più i leggendari pellerossa di un tempo.
 

 
  
Poi finalmente sconfiniamo nello stato dello Utha, e solo quattro miglia ci separano dall'entrata al parco. 
 

 
Prima però sosta in una specie di autogrill lungo la strada, gestito da indiani locali, dove assieme a bibite ghiacciate e a taniche di benzina, vengono venduti anche fucili e pistole. Noi ci accontentiamo di un gelato e di un sacchetto di patatine che siamo costretti a dividere con dei magri e affamati cani che girano liberi e indisturbati dentro il negozio...roba da non crederci!
Arriviamo finalmente all'ingresso del parco e paghiamo il solito biglietto per l'entrata, altri 18,00 dollari ad auto.
Arrivare alla Monument Valley è come mettere piede in un immenso set cinematografico, e mentre percorriamo la polverosa strada che ci porta al Visitor Center,  ci aspettiamo di veder passare da un momento all'altro davanti ai nostri occhi qualche rube cow-boy o qualche fiero indiano, quì sono stati girati famosi film western come "Ombre rosse" e "Rio Bravo", che io ammetto di non aver mai visto, ma anche film più recenti come alcune scene di "Ritorno al futuro, parte III"  e di "Forrest Gump", e questi ammetto di essermeli goduti più di qualche volta.
Certo è che i maestosi monoliti rocciosi  dal color rosso-ocra, e le sterminate distese di sabbia del colore del sole non possono sicuramente lasciare indifferente la vista di qualsiasi regista, persino io che sono una profana della fotografia riesco a scattare qualche foto di notevole intensità, peccato solo per gli scuri nuvoloni sopra di noi che hanno un tantino oscurato il panorama.
 


 
 
Le alternative per visitare la Monument Valley sono due, o con un tour organizzato da guide navajo, che permettono di raggiungere posti che in alternativa sono vietati, o con il propio mezzo, auto o camper che sia, percorrendo la pista principale lunga 17 miglia (24 km), che parte dal Visitor Center e serpeggia lungo le selvagge formazioni geologiche.
Noi per ovvi motivi di tempo e di denaro, optiamo per la seconda, anche perchè così ci sarà concesso fermarci quando lo vorremo noi.
Saliamo sulle nostre auto e partiamo, seguendo la scia degli altri visitatori, rimanendo a debita distanta dall'auto che ci precede in modo di dar tempo alla terra sollevata di dispendersi e consentirci di vedere e di proseguire senza indugi.
Guidare sul fondo della Monument Valley è ovviamente un'esperienza unica e mozzafiato, le ruote dell'auto affondano nella sabbia rossa, e ci fanno leggermente sbandare, ma la lenta velocità, non è infatti consentito superare i 15 miglia orari, ci da modo di poter ammirare i maestosi butt, le formazioni più alte che larghe, e i più tozzi mesa, che invece sono le formazioni più larghe che alte.
Grazie alla cartina che ci è stata consegnata all'entrata del parco riusciamo ad identificare le varie formazioni, e a dare loro un nome anche se con difficoltà, a vederle sembrano tutte molto simili, eppure uniche, ci è facile riconoscere solo le Tre Sorelle, tre guglie alte e snelle.
 

 
Ci fermiamo per una sosta a uno dei tanti belvedere lungo il percorso, affollato di turisti intenti ad ammirare le bancarelle dei locali navajo, che popolano ancora questa valle, vivendo di allevamento di pecore e di turismo, oltre appunto alla vendita di prodotti artigianali come gioielli d'argento e coperte tessute a mano. Ancora oggi molti navajo vivono ancora come i loro antenati nei tipici hogan, costruzioni fatte di legno e di argilla e praticano i riti tramandati dagli stregoni.
Ovviamente noi donne non possiamo rimanere indifferenti alla bellezza dell'artigianità dei gioielli esposti, e acquistiamo braccialetti e collane come ricordo di questa splendida giornata.
 
 
 
Prima di lasciare questi luoghi selvaggi ed infuocati spero ancora di veder passare i famosi personaggi della Warner Bross, il furbo e veloce pennuto Road Runner, inseguito invano dallo sfortunato e alquanto imbranato Wile E. Coyote, inutile neanche loro si sono fatti avvistare!
 




 
Ripartiamo alla volta di Kayenta, trascorreremo quì la notte pronti a partire l'indomani.
Sulla strada del ritorno sono io alla guida, mentre Marco si riposa sonnecchiando un po' al mio fianco, davanti a noi un funesto e minaccioso temporale carico di lampi e di tuoni, che mi invoglia più a fare retromarcia che a proseguire.
Arriviamo dopo quaranta minuti di strada al nostro hotel l' Hampton Inn Kayenta, in perfetto stile pellerossa, con tanto di tappeti navajo e copricapo indiani appesi alle pareti. La hall è ampia e spaziosa, con un invitante salotto per gli ospiti con tanto di divani e scoppiettante camino acceso.
 
 
 
 
Le stanze spaziose e pulite con due comodi lettoni e un lindo bagno pronto ad attenderci, una bella doccia è quello che ci vuole per lavar via la terra rossa della Monument Valley!
Ci ritroviamo nella hall all'ora concordata, e visto il tempo infausto fuori non ci pensiamo due volte prima di prenotare un tavolo per dieci al ristorante dell'hotel. Quì mangiamo un ottima fajtas di pollo e di manzo, servita su pietra rovente assieme a tortillas calde e salse varie, il tutto rinfrescato da boccali di birra, per i ragazzi invece pizza.
Concludiamo la serata con un breve giro nello shop dell'hotel in cui vengono venduti ancora oggetti di artigianato locale e cartoline, io indosso il mio braccialetto acquistato oggi in una bancarella navajo alla Monument Valley, quindi niente shopping ma una buona tazza di the bollente e letto....
 
  


venerdì 3 agosto 2012

8' GIORNO - LAKE POWELL E PAGE

17 agosto 2011: oggi sarà un giorno dedicato al relax, che bello!!!
Finalmente dopo le lunghe distanze percorse nei giorni precedenti oggi ci attendono "soltanto" 250 km e la nostra idea è quella di raggiungere il Lago Powell, accamparci per benino sulle sue rive e trascorre una bella giornata tra bagni e sole in totale pace e tranquillità, per ricaricare un po' le batterie.
Ci ritroviamo come di consuetudine nella hall dell'hotel per l'organizzazione del giorno, mentre gli altri decidono di fare colazione a buffet in hotel, io e Marco optiamo per la tavola calda e con meno di 10,00 dollari ci abbuffiamo di ciambelle e caffè in due...non male, per iniziare bene la giornata.
Partiamo, questo il nostro percorso.
Lungo la strada che ci conduce fuori dal parco, sul ciglio e anche sulla carreggiata troviamo più di qualche carcassa di animali morti, sono cervi per la maggiorn parte, molto probabilmente durante la notte hanno attraversato la strada e sono stati investiti da qualche auto, è bruttissimo e straziante vederli privi di vita, accasciati al suolo, con le auto che rallentano per schivarli, e ora ci vengono alla mente le immagini della sera precedente, in cui un'auto dei ranger ci ha esortato ad andare piano accendendo i lampeggianti e facendoci segno di rallentare con la mano, ora capiamo quanto l'intromissione dell'uomo in questi luoghi sia invadente e pericoloso per le specie che lo abitano, dovremo tutti prestare più attenzione alle nostre azioni.
Uscire dal Bryce Canyon National Park ci permette ancora una volta di godere della vista del Red Canyon, in quest'ora del giorno illuminato dalla luce brillante e pulita del sole del mattino, una rossa visione che rallegra i nostri umori.






















Trascorrere così tante ore in auto, Marco solitamente alla guida ed io seduta a fianco a leggere le guide, a pianificare il percorso, a godermi il panorama in santa pace ci ha anche permesso di fare lunghe chiaccherate, di ridere e scherzare spenseriatamente come due bambini in gita, lasciandoci il modo di inventare nuovi passatempi e la possibilità di creare un'atmosfera intima e divertente tutta per noi...anche questa è stata una rivelazione!
Certo non sono mancate anche le scemenze....


Iniziamo ad intravedere il Lake Powell in lontananza e le sue azzurre acque.
Posto a cavallo tra il nord dell'Arizona e il sud dello Utah, (questa sera quando arriveremo a Page dovremo ricordarci di sistemare gli orologi), questo grande lago artificiale è il secondo per dimensione negli USA, e solo pensare che sono serviti ben diciasette anni per riempirlo la dice lunga sulla sua immensità.
In origine, il lago infatti era un lungo e profondo canyon scavato dall'altopiano dal fiume Colorado, poi nel 1957 il governo decise di costruire un'enorme diga destinata a controllare le piene devastatrici del Colorado e a produrre energia elettrica.  La diga diede origine all'attuale Lake Powell, così come lo conosciamo oggi, un'incredibile oasi di frescura in mezzo al deserto, e dal nulla spuntarono case destinate ad accogliere folle di operai addetti al gigantesco cantiere.
Oggi il lago è divenuto luogo di vacanza per numerose famiglie americane della zona e non solo, qui tra le sue spiagge e l'infinità di calette selvagge si possono passare tranquille giornate al sole oppure approffittare delle tante attrazioni acquatiche che vengono offerte.
Vedere l'acqua e le rocce sposarsi in un armonia così perfetta fa credere che il paesaggio esista dalla notte dei tempi.



Il lago però è artificiale e la vista della strada che passa sopra la diga ce lo ricorda immediatamente. Accostiamo le auto e scendiamo a fare un paio di foto e a vedere dall'alto lo sbarramento voluto dall'uomo del corso del fiume Colorado.




Alta 216 metri, la diga fu costruita in dieci anni, e dall'alto del ponte che passa sopra se ne può godere tutto lo spettacolo senza spendere un centesimo! In alternativa si può decidere di scendere e visitarla dall'interno con 5,00 dollari, approfittando di una visita guidata e della visione delle turbine in movimento che producono energia.



Noi ci accontentiamo della vista gratis e non possiamo far a meno di immaginare quanto duro e faticoso sia stato il lavoro per la sua realizzazione, quanto l'abilità e l'intelligenza dell'uomo sia grande e potente tanto da contenere la forza della natura ma allo stesso tempo ragioniamo sui molti problemi causati da questa immensa parete di cemento armato, spessa fino a 100 metri alla base, perchè se da una parte ha contribuito a fermare le piene devastanti del fiume Colorado e a contenerne la forza per produrre energia, dall'altro ha aumentato la temperatura delle acque del lago modificando e alterando il suo ecosistema, oggi in grave pericolo. 

Proseguiamo, lo scopo principale della giornata è trascorrere un bel po' di tempo in riva al lago Powell, magari ristorandoci con qualche bagno.
Alcuni di noi propongono di noleggiare una barca per fare un giro sulle calme acque del lago, altri invece preferiscono la tranquillità delle rive, ci dividiamo in due gruppi, io Marco e Massimo ci dirigiamo verso la Marina, per conoscere i prezzi delle barche, gli altri vanno alla ricerca di un lido in cui accamparsi.
Raggiungere la Marina, come le rive del Lake Powell, corrisponde ad entrare all'interno del Glen Canyon National Park e al pagamento del pedaggio di 20,00 $. In breve raggiungiamo un ampio parcheggio, dove grandi auto cariche di attrezzature sportive acquatiche sono in sosta. Scendiamo anche noi e ci avviamo verso le rive del fiume.
I colori del lago Powell ci lasciano sorpresi, sarà il sole, sarà l'ora perfetta ma non ho mai visto un lago tanto affascinante e allo stesso tempo quasi innaturale.


La Marina del lago è ben organizzata e curata, c'è un piccolo bar in cui poter trovare ristoro, un negozio di souvenir, un moderno ufficio informazioni, delle pompe di benzina, e un'officina attrezzata, tutto intorno sono attraccate piccole imbarcazioni, moto d'acqua e chiatte galleggianti.




















Chiediamo informazioni per il noleggio di una barca, ma il costo esorbitante di 500,00 $ per sei persone di sola mezza giornata ci fa ritornare sui nostri passi e preferire per un tuffo nelle acque del lago.
Raggiungiamo il resto del gruppo accampato in qualche modo su di un lido sabbioso.
Le loro facce non sono però entusiasmanti e capiamo subito il perchè.
Il lago in effetti visto dall'auto è molto bello e invitante, le sue acque sono pulite e fresche ma il fondale è melmoso, ricoperto da strane alghe accuminate che pungono i piedi e graffiano la pelle.





















Forse con la giusta attrezzatura avremmo potuto godercelo di più, ma rischiare di ferirci i piedi e l'idea di sopportare il caldo torrido seduti sotto il sole delle tre del pomeriggio, ci fa decidere di andare direttamente in hotel, e rinfrescarci nella piscina.
Arriviamo al Rodeway Inn Page, lungo la strada principale della cittadina di Page, scarichiamo le valigie, facciamo il check-in in tutta velocità e ci buttiamo in piscina.
Il motel è in classico stile americano da pochi soldi, camere spartane e poco curate allineate lungo un corridoio esterno, da cui si accede grazie ad una tremolante scala in metallo rosso, scomodissimo portare i bagagli fin lassù.
La piscina è invece racchiusa all'interno di un recinto, piccola ma pulita, ci sono già un paio di persona sdraiate pigramente ma il nostro arrivo e la nostra confusione li fa sparire nell'arco di pochi minuti....provate voi a contenere la furia di quattro ragazzini e sei adulti...che si sia capito che siamo italiani???




Stanchi e contenti ci addormentiamo sfiniti sui lettini, e finalmente ritorna la pace per gli ospiti del motel.
Ci ritroviamo per cena, non abbiamo mete, Massimo ha trovato grazie al suo i-Pad un locale poco distante che possiamo tranquillamente raggiungere a piedi.
Il Ranch House Grille, ci lascia un tantino titubanti dall'esterno, la grossa porta di legno pesante non permette di vedere come e cosa ci sia all'interno, ma ormai è tardi, siamo affamati ed entriamo, qualcosa da mettere sotto i denti lo troveremo.
L'ambiente non è eccezionale, un tantino scuro e poco illuminato, molto rustico, con lunghe panche in legno e tavoloni, pavimento di legno e soffitti alti, sembra un ranch al coperto.
La vera rivelazione però è stato il cibo, non avevo ricordi di aver mangiato una carne tanto morbida e saporita, io e Marco abbiamo ordinato due "steck new york", un filetto di carne gigante, con patate al forno, cotto in maniera divina che ho divorato in un baleno, accompagnato da una fresca Bud...cosa volere di più? Una fetta di Cheescake per concludere in bellezza!!! Che altro...